Le lenticchie, portatrici di fortuna e benessere!

Durante la notte di San Silvestro ne mangiamo a sazietà, speranzosi che portino un anno ricco di prosperità e fortuna: protagoniste di questa tradizione sono le lenticchie, tradizione che ha origine dall’antica usanza romana di regalare una “scarsella”, ovvero una borsa di cuoio, legata alla cintura e contenente questi preziosi legumi, con l’augurio che si trasformassero in monete sonanti. Il nome lenticchia, infatti, deriva dalla particolare forma a lente di questi legumi, che ricorda quella di una moneta.

Le lenticchie sono il legume più antico coltivato dall’uomo: dalle testimonianze storiche si deduce che fossero coltivate già nel 7.000 a.C. in Asia, per diffondersi successivamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Esaù, si legge nella Bibbia, vendette al fratello Giacobbe il diritto di primogenitura in cambio di un fumante piatto di lenticchie. Presenti nella cucina di antichi greci e romani, le lenticchie erano apprezzate per la loro gustosità e per le loro proprietà terapeutiche, essendo legumi dall’alto valore nutriente, tanto da essere definitie “la carne dei poveri” per l’alto contenuto in proteine.

Esistono moltissime varietà di lenticchie, differenziate principalmente in funzione del colore. In certi mercati sono apprezzate le lenticchie a seme grosso (fino a 80 mg) mentre in Italia le lenticchie più pregiate sono quelle a seme molto piccolo. Nel nostro paese la superficie coltivata a lenticchia si è molto ridotta rispetto al passato: le lenticchie che si coltivano appartengono a popolazioni locali a seme piccolo molto rinomate per la loro qualità come le lenticchie di Castelluccio di Norcia (IGP), di Onano, del Fucino, di Villalba, di Altamura, ecc.
Essendo legumi, le lenticchie rappresentano una miniera in termini di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio: si stima che il loro contenuto in ferro sia di gran lunga superiore rispetto alla carne, malgrado l’assorbimento del ferro sia pressoché ridotto e le proteine di scarso valore biologico. Infatti, le proteine contenute nelle lenticchie (e nei legumi in genere) sono carenti di alcuni aminoacidi essenziali (cisteina e metionina): ne consegue un’inevitabile minor assimilazione di tutti gli aminoacidi. Per ovviare a questo inconveniente, è consigliabile associare le lenticchie a pasta o a cereali.

Le lenticchie sono particolarmente indicate per chi soffre di anemia, affaticamento fisico e mentale e denutrizione. Inoltre, sono ricche di fibre – dunque facilitano il transito intestinale – e di antiossidanti, utili per contrastare l’attività dei radicali liberi. Sembra che le lenticchie siano indicate anche per i diabetici perché rallentano l’assorbimento dei carboidrati, evitando picchi glicemici.
Da ultimo, ma non per importanza, alle lenticchie sono attribuite proprietà galattofore: a tal proposito, sono particolarmente indicate alle mamme che allattano il piccolo al seno perché sembrano stimolare la produzione di latte e mantenerla costante nel tempo.

Sarebbe sempre preferibile scegliere le lenticchie essiccate, anziché in scatola, poiché le prime mantengono tutti i principi nutritivi che le caratterizzano mentre le seconde possono contenere conservanti o sodio aggiunto. Sono legumi molto versatili in cucina e possono essere aggiunti nella preparazione di zuppe, minestroni, vellutate e risotti.

Due piatti BioAppetì vedono protagoniste le lenticchie e ne esaltano il gusto: la Zuppa Toscana e la Vellutata Lenticchie e Zucca. La prima è una densa zuppa ricca di legumi e verdure, abbinati al farro, cereale ricco di nutrienti e altamente digeribile. La seconda è una soffice crema al cucchiaio, dove il gusto deciso della lenticchia trova un perfetto equilibrio con la dolcezza inconfondibile della zucca. Ricette tipicamente invernali, perfette per il clima rigido di queste giornate che, grazie a BioAppetì, sono disponibili nella pratica confezione lunchbox con cucchiaio incluso, pronte da gustare dopo un veloce passaggio di pochi minuti al microonde.

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